In un articolo pubblicato nel Giornale d’Italia il 6 aprile 1934, il giornalista Giovanni Patti definiva la Grotta dei Cordari un misterioso scenario dove “ad ogni incavo delle rocce pendono cortine di piante rampicanti, pilastri naturali giganteschi. In fondo canta l’acqua verde smeralda che gocciola lentamente dalle pareti e forma nel pavimento ricoperto di muschio un laghetto in miniatura che è un miracolo di limpidezza”.

Le “meraviglie” della grotta che si trova all’interno della “Latomia del Paradiso”, nel Parco Archeologico della Neapolis di Siracusa, si offrivano ogni giorno ai visitatori in tutta la loro bellezza fin quando, nel 1983, la grotta fu chiusa.

Oggi, ben 40 anni dopo, in seguito ad una serie di importanti interventi di ripulitura e messa in sicurezza avvenuti negli ultimi mesi, la Grotta dei Cordari ha riaperto al pubblico.

Così chiamata perché i siracusani vi lavoravano le corde con il sistema tradizionale della ruota a mano (favoriti dalla naturale umidità e dall’ampiezza del luogo che consentiva di stendere le fibre vegetali e trasformarle in fili), la Grotta dei Cordari è un gioco di luce continuo tra piante, muschi, pilastri e falsi pilastri dove la presenza di acqua, derivante dalle piogge o da alcune falde, cattura la scena, rendendola ancora più suggestiva.

Insieme alla Grotta dei Cordari è tornata ad essere visitabile anche l’adiacente Grotta del Salnitro. Come suggerisce il nome stesso, qui veniva lavorato il salnitro, un deposito costituito da sali minerali che si trova sulle pareti umide della grotta.

Ai cittadini e ai turisti che godono ogni giorno delle bellezze di Siracusa viene così riconsegnato un luogo che è stato inaccessibile per moltissimi anni e che si aggiunge alle numerose meraviglie della città di Archimede.